Leadership #3: la solitudine del leader e la forza del team

Se è vero che gli insuccessi vengono spesso addossati a un leader, non capita lo stesso per i successi, che viene condiviso con il team che il leader ha il compito di guidare e gestire.

Se è vero che gli insuccessi vengono spesso addossati a un leader, non capita lo stesso per i successi, che viene condiviso con il team che il leader ha il compito di guidare e gestire.

Avrete sentito tutti la frase che evoca la solitudine del manager. Senza dilungarci sulla differenza tra manager e leader, oppure sui tratti che accomunano le due figure, a mio parere, è la figura del leader che rischia di più la solitudine.

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Avvalendoci degli esempi presi dal comportamento del "maschio alfa", uno dei compiti del leader è quello di assicurare il massimo benessere possibile a tutto il team preso come unica struttura, ma anche il massimo benessere a ogni singolo membro del team in quanto individuo con propri interessi, proprie aspettative e propri tratti caratteriali e professionali. MIME Club: un futuro caratterizzato da successi -->

Qui entrano in gioco la capacità organizzativa, le conoscenze del mestiere e quello che era la sintesi di Manageritalia "capacità di decidere, decidere rapidamente e portare a compimento ciò che si è deciso". Uno degli obiettivi del leader è quello di portare a termine un progetto o una mansione ottenendo i migliori risultati possibili. Ma se ciò non accade? Un bravo leader difenderà sempre il proprio team, prescindendo dalle colpe dei singoli. Di fronte al mondo è il leader che si assume le colpe. Ciò non vuol dire essere inefficienti o non intraprendere azioni correttivi sulle singole persone o singole azioni, ma vuol dire piuttosto esporsi singolarmente verso l’esterno difendendo l’integrità del proprio team.

Se è vero che gli insuccessi vengono tutti addossati dal leader, non vale lo stesso per il successo. Il successo si condivide e si attribuisce soprattutto al team. Da qui la solitudine del leader: un leader riconosciuto come tale, si addossa la responsabilità ma condivide sempre il successo.

Il "maschio alfa" infatti, pensa e agisce per il benessere del branco, ma in caso di minacce esterne anche se non è il diretto colpevole, interviene sempre e comunque per difendere sia il branco sia eventualmente ogni suo singolo membro.

 

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By Inga Ivanov / Gestione&Operatività