Intervista ad un italiano all’estero                                    

Questa settimana abbiamo il piacere di proporvi l'intervista di un carissimo amico e lettore di Milano Metropolitan. Si chiama Fabrizio, è esperto di sistemi informativi e da circa 10 anni abita in Olanda e lavora in giro per l'Europa.

Questa settimana abbiamo il piacere di proporvi l'intervista di un carissimo amico e lettore di Milano Metropolitan. Si chiama Fabrizio, è esperto di sistemi informativi e da circa 10 anni abita in Olanda e lavora in giro per l'Europa.

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Ecco qui di seguito l'intervista di una persona che con grande forza di volontà e sacrifici ha cercato e ottenuto fortuna all'estero.

1.Quali riflessioni ti hanno portato, ormai dieci anni fa, alla decisione importante di trasferirti all’estero?

Una profonda riflessione sulla situazione professionale ed economica personale e del sistema Italia combinata con la visione di quella che sarebbe stata la mia situazione e cosa avrebbe potuto offrirmi l’Italia nei decenni successivi in un Paese che mancasse di meritocrazia, proiettato verso il declino economico a causa della fortissima spesa pubblica clientelare, con previsione di contrazione del gdp futuro a causa dell’ingresso nella UE e nell’euro (togliendo i 2 pilastri sempre usati dall’Italia come dogane e svalutazione) e mettendosi in competizione, e senza protezioni, con Paesi da sempre versati verso competizione e libero mercato come Germania, Paesi Bassi, ecc…

Fatta questa riflessione la scelta per un futuro economico “tranquillo” è stata quasi obbligata ed ho solo aspettato il momento giusto per renderlo reale come l’ultimo incontro riservato e franco col mio manager che mi confermò in modo implicito che avevo la carriera bloccata a causa di mancanza di raccomandazione per procedere oltre, mi godetti l’ultima estate e partii a settembre dello stesso anno. MIME Club: goditi la meglio Milano -->

2.Dalla decisione di trasferirti all’estero, quanto tempo è intercorso prima di ottenere un contratto di lavoro?

Una settimana.

3.Quali sono le difficoltà più grandi che hai fronteggiato nel tuo percorso professionale lontano dall’Italia?

Far capire ai nordeuropei che anche i mediterranei possono essere dei professionisti e lavorare seriamente in lavori skillati.

4.Quali sono secondo te le principali differenze che hai rilevato rispetto al mercato del lavoro italiano?

Grandissima mobilità territoriale dei nordici, la facilità di ingresso e di uscita dal mercato (avere il permanente fa pochissima differenza) e la comunicazione molto diretta e senza fronzoli.

5.Quando scopriamo che gli stipendi all’estero sono più alti, spesso ci viene raccontato che sono in proporzione al costo della vita. Quale è la realtà?

Che non è vero, l’Italia ha un alto costo della vita e stipendi bassi. Oggigiorno non basta neanche andare all’estero per scoprirlo, basta andare sul sito di Numbeo.com o vedere i video di Lambrenedetto XVI che sono specifici sulla vita in Germania.

6.Quali sono secondo te i valori aggiunti che noi italiani possiamo portare in un contesto lavorativo europeo?

Flessibilità e creatività nel trovare soluzioni ad eventi inattesi.

7.Cosa ti manca di più dell’Italia?

Parenti e rapporti veri profondi, dato che si vive in contesti profondamente competitivi misto al fatto che la mentalità prevalente è il “money is the king” ed il fatto che ci sia poco sole. Il rovescio della medaglia è che i popoli hanno tendenze introverse e si costruiscono solo rapporti epidermici perchè quello che conta sono solo soldi e carriera.

8.Consiglieresti ad un giovane, fresco di studi, di seguire la tua strada?

Gli direi di bilanciare sul cosa guadagna e sul cosa perde ed in base a quello scegliere il proprio percorso di vita. Nel caso la bilancia pesi verso l’espatrio gli direi solo di valutare bene la destinazione ed avere una buona dose di mobilità territoriale seguendo i vari “bull markets” ed opportunità che ci sono (io stesso mi sono mosso tra UK, Paesi Bassi e Lussemburgo in tempi abbastanza brevi). Ora come ora lo indirizzerei verso il blocco Germania/Polonia che darà la direzione al continente europeo (specie in caso di Brexit) nei prossimi decenni e nel caso fosse disposto ad andare oltre i confini continentali lo indirizzerei verso il Messico.

Diamo un caloroso saluto a Fabrizio, ringraziandolo per la disponibilità e per le riflessioni che scaturiranno dalla sua intervista.

 

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