Elogio della follia: l'innovazione è business

A 500 anni di distanza l'opera scritta da Erasmo da Rotterdam si rivela ancora attuale e moderna soprattutto riferita all'innovazione tecnologica

A 500 anni di distanza l'opera scritta da Erasmo da Rotterdam si rivela ancora attuale e moderna soprattutto riferita all'innovazione tecnologica

Circa 500 anni fa il filosofo olandese Erasmo da Rotterdam nella sua celebre opera “Elogio della follia” scriveva: “L’innovatore è tanto più originale quanto più la sua ispirazione scaturisce dalle profondità dell’irrazionale”. A fine ‘800 l’economista austriaco Joseph Schumpeter è stato il primo a parlare dell’innovazione come la determinante principale del mutamento industriale. Dopo Schumpeter, l’innovazione ha ricoperto un ruolo centrale nell’evoluzione della società ed è stata spesso accostata, a torto o a ragione, al progresso tecnologico. MIME Club: l'evoluzione di un network straordinario -->

Quel genio di Zuckerberg

Un esempio di idea rivoluzionaria moderna legata al progresso tecnologico è senza dubbio il social network più popolare del mondo, Facebook. Creato da Mark Zuckerberg 10 anni fa inizialmente come piattaforma in grado di facilitare la comunicazione e lo scambio di informazioni tra studenti universitari, nel 2006 Facebook è stato aperto a tutti ed è entrato nella vita di chiunque, raccogliendo fino ad oggi più di 1 miliardo di utenti. Secondo alcuni ricercatori della Boston University, (A. Nadkarni; S. G. Hofmann, Why do people use facebook? ) il suo grande successo è da ricercarsi in due fattori sociologici: il bisogno di appartenenza e il bisogno di auto-presentazione.

Tornando all’”Elogio della follia”, nel XVI secolo Erasmo da Rotterdam parlava già di innovazione in un’ottica personale: bisogna pensare per innovare, poiché l’innovazione viene soltanto dalla nostra testa. E non c’è da stupirsi se “L’intuizione rivoluzionaria viene sempre percepita al suo manifestarsi come priva di buon senso, addirittura assurda (…) è solo in un secondo tempo che si afferma, viene riconosciuta, poi accettata, e talvolta persino propugnata da chi prima l’avversava”.

Steve Jobs tra genialità e follia

Per Erasmo “La vera genuina saggezza sta quindi non in un atteggiamento razionale, necessariamente conforme alle premesse e perciò sterile, ma nella lungimirante, visionaria pazzia”. Lo stesso concetto è ripreso in chiave moderna da Steve Jobs in un celebre spot pubblicitario della Apple del 1997, il quale recita:

A tutti i folli. I solitari. I ribelli. Quelli che non si adattano. Quelli che non ci stanno. Quelli che sembrano sempre fuori luogo. Quelli che vedono le cose in modo differente. Quelli che non si adattano alle regole. E non hanno rispetto per lo status quo. Potete essere d’accordo con loro o non essere d’accordo. Li potete glorificare o diffamare. L’unica cosa che non potete fare è ignorarli. Perché cambiano le cose. Spingono la razza umana in avanti. E mentre qualcuno li considera dei folli, noi li consideriamo dei geni. Perché le persone che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo sono coloro che lo cambiano davvero.

Oltre all'idea, serve anche la ragione

Erasmo da Rotterdam e Steve Jobs hanno ragione, ma in ambito business non è sufficiente fare affidamento soltanto sulla nostra intuizione rivoluzionaria, anche se estremamente brillante. Per dirla con le parole di Erasmo: “Ciò che distingue il savio dal pazzo è che questi si fa guidare dalle passioni, mentre il primo ha per guida la ragione”. La verità sta nel mezzo: le idee da sole non bastano, servono le competenze per poterle mettere in pratica e realizzarle nel miglior modo possibile. Le idee sono la scintilla che innesca la fiamma, le competenze sono la legna che permette di tenere il fuoco acceso.

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By Milano Metropolitan / Imprenditorialità

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