Chinatown (seconda parte)                        

Quando l'alcool sgretola il mio animo, il mio sorriso cresce.

Quando l'alcool sgretola il mio animo, il mio sorriso cresce.

2015-01-13-serata-chinatown-milano-60684806-A

Così quelli intorno, ma io soffro di claustrofobia e credo che sia il caso di smettere di pensare all'essenza delle cose e di vivere tutto con leggerezza, finché le mani sulle mie spalle non hanno più nomi - tra venditori di speranze/signori della notte/signore della porta accanto, sono sommerso - e le sensazioni che ognuno di loro lascia sulla mia pelle non vanno più via.

E sono ancora le 11 a Paolo Sarpi, Chinatown.
E cerco lo sguardo del mio collega nella speranza che lui mi tiri fuori da quel posto - lui mi guarda e sorride, è evidentemente già fuori da quel posto, lui - allora non mi resta che fissare il pavimento, sì, fissare il pavimento, lo trovo molto interessante e credo che io e lui potremmo avere una conversazione abbastanza rinfrancante, stasera, a Paolo Sarpi, Chinatown.

La sala si riempie di uomini, donne, sigari e speranze - chissà come sarà qui durante il Capodanno Cinese, e magari faccio un salto e divento qualcuno, Dannyboy nuovo Imperatore di Paolo Sarpi, Chinatown. Suona bene.
L'alcool mi rende meno volubile del solito e pateticamente bisognoso d'attenzioni, "c'è qualcuno che può darmi un po' d'affetto?? Pago bene, io."
Ma sì, ora mi lascio andare, sì, che importa, mi lascio andare, e allora rido così fragorosamente nella speranza che qualcuno mi noti - ma ognuno in quel posto ha bevuto così tanto che presto si dimenticherà di me.

L'effetto svanisce presto e allora vorrei svanire io mentre le luci e le menzogne sono di nuovo puntate sulla mia fisionomia spigolosa - poi i colori e la musica diventano insopportabili e il mio Io si muove verso un'altra dimensione. Sta prendendo la strada sbagliata - allora deve essere un vizio. C'è la musica, già, non me ne ero accorto fino ad ora, la gente parla e si diverte, la gente beve e fa credere che si diverte, io seguo il flusso ma quando guardo dentro di me scorgo una marea colorata pronta a straripare.

Ditemelo voi cosa sto diventando, stasera.

Poi rido, cito non ricordo più quale verso di non ricordo più quale poeta e tutti ridono ma il mio voleva essere un momento serio. Ecco, ricordo, era Baudelaire. E non si può ridere con un verso di Baudelaire. O forse sì?

Il soffitto sta per crollare, la pioggia sbatte sulle vetrate blu mentre il suo battito accelera come il cuore di un amante. Sta diluviando, a Chinatown, ed io sono come la pioggia che viene giù.

 

0 commenti. Aggiungi il tuo!

By Daniele Scalese / City Life

Effettua il login per lasciare un commento!