Chinatown (Epilogo)                                    

Il soffitto sta per sgretolarsi, la pioggia si infrange sulle vetrate blu mentre il suo battito accelera come il cuore di un amante. Continua a diluviare, a Chinatown, ed io sono come la pioggia che scende giù.

Il soffitto sta per sgretolarsi, la pioggia si infrange sulle vetrate blu mentre il suo battito accelera come il cuore di un amante. Continua a diluviare, a Chinatown, ed io sono come la pioggia che scende giù.

 Serata a Chinatown

Non so quanto possa resistere, non so quanto possa continuare ad indossare questi abiti e questi sorrisi. Le espressioni andranno via insieme alle maschere finhcé qualcuno capirà che le mie parole non nascondono chissà quale altro significato. Sono parole, semplici parole, e come tutte le altre parole non cambieranno lo stato delle cose.
Il soffitto sta per essere spazzato via, la pioggia scorre sulle vetrate blu mentre il suo battito accelera come il cuore di un amante. Non smette mai di diluviare, a Chinatown, ed io sono come la pioggia che non torna più su.

Ed è divertente, in fondo, perché ognuno di noi sta recitando una parte ma io, forse, ho ancora il tempo di scappare.
"Ti va una sigaretta"- mi chiede la ragazza più bella della sala e di Paolo Sarpi, Chinatown (ma credo sia l'effetto della vodka). Io non fumo ma le dico di sì, l'avreste fatto anche voi.

Fuori l'aria è stranamente tiepida, poi un colpo di tosse al primo tiro di sigaretta annienta, in un istante, tutto il mio alone di credibilità. Lei mi chiede dove ci siamo già visti, "in televisione, baby" - le rispondo mentre la tosse mi tradisce ancora, poi quella ragazza infila un foglio stropicciato nella tasca della giacca. Lo tiro fuori, lo osservo, le sorrido, c'è il suo numero di telefono - ma non la chiamerò mai, lei è troppo bella per me.
"Dai, rientriamo per il gran finale" - mi dice, e capisco che è davvero troppo bella per me.

Siamo di nuovo dentro, le luci si sono attenuate, le giacche e le cravatte sono andate vie - ci sentiamo tutti un po' così.
Ecco la torta, c'è appiccicata sopra una scritta ma non mi importa, finché dall'altra sala accorrono altre comparse, "sorridi per le foto" - mi dice la ragazza del numero di telefono stropicciato, poi lo champagne scorre come se piovesse, alcune donne in abiti succinti agitano dei fuochi d'artificio, e una di loro mi bacia su una guancia ma il silicone sulle sue labbra mi impedisce di ascoltarne il sapore.
"Auguri, auguri, auguri, 100.000 di queste notti." - dicono tutti quei siliconi.

Adesso basta. Non mi importa più. Del mio collega, della mia credibilità, della mia scalata sociale - ho solo bisogno di parlare con quella ragazza, quella del numero di telefono stropicciato. I miei occhi la cercano ma non la trovano - per fortuna la vede il cuore, che stupidamente mi fa capire che lei è sempre stata al mio fianco.
"Ciao" - le dico, mi sento un idiota.
"Ciao" - risponde lei, e il suo ciao ha tutto un altro effetto.
-"Devo assolutamente dirti una cosa." - mentre le afferro una mano, lei mi stringe con la sua. "Devo dirti che non non ti chiamerò mai, e non ti bacerò mai. Sei troppo bella per me."

La sua stretta si scioglie, il suo sorriso evapora, e mentre vado via da quel posto, mentre vado via da Paolo Sarpi, Chinatown, capisco di averle comunque lasciato una parte di me (fanne buon uso, baby).
Poi mi chiedo se tutta quella gente lo sa che il mio compleanno è solo tra due settimane.

 

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By Daniele Scalese / City Life

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