Everywhere - Storia di un attore che perde la coscienza (seconda parte)

La macchina non ce l'ho più dopo l'ultima volta, allora proseguo a passo accelerato verso la metro, 15-16-17 fermate da attraversare - non penserete certo che noi attori siamo superstiziosi se l'ultima la percorrerò a piedi?

La macchina non ce l'ho più dopo l'ultima volta, allora proseguo a passo accelerato verso la metro, 15-16-17 fermate da attraversare - non penserete certo che noi attori siamo superstiziosi se l'ultima la percorrerò a piedi?

 Everywhere

Poi, durante l'attesa, alcune persone mi fissano - hanno capito che la barba non è vera, un po' come me.
Arriva La Rossa, e nel mio vagone c'è la solita confusione ordinata.
Tra i sorrisi e le paillettes dei giapponesi e le giacche distinte degli uomini d'affari, scorgo due occhioni che mi sorridono di gusto. Dagli occhi, io passo al volto - no, non lo conosco. È una donna sui 30, piuttosto elegante, i suoi stivali neri mi puntano e la proiettano verso di me.
"Nonostante la barba, nonostante gli occhiali, ti ho riconosciuto. Ti sta bene quella barba, ma attento alla colla - ti lascia i segni e non va più via. È un po' come la donna dell'ultima notte" - mi dice, poi scende alla fermata più vicina.
Dopo squilla il mio telefono, è ancora il mio cavolo di agente, "dimmi che non si fa più" - sto ancora alzando la voce.
"No, tutt'altro. Considerando che ultimamente sei un po' agitato, volevo solo comunicarti in anticipo che non saremo soli, al tavolo, e.." - mentre lui continua con il bla bla bla, io chiudo la conversazione. Sapete che c'è? Che, a quell'incontro, non ci vado. E nemmeno a tutti quelli che restano.
Sì, ho deciso, prendo e parto. Via da questi riflettori, via da questa città, via da questa Vita.

Scendo alla prima sosta → prendo al volo l'M1 nella direzione opposta alla precedente → "mi dia un biglietto per Linate, faccia in fretta" → non ho bagagli ma sto per trovare me stesso → acquisterò il primo volo disponibile per qualsiasi altro posto, solo andata, ovviamente.

In quell'aeroporto c'è una lunga coda ma non importa, quella barba punge maledettamente ma presto non ne avrò più bisogno, poi finalmente l'addetto ai ticket mi sorride chiedendomi la destinazione.
"Ovunque possa vivere da uomo qualunque..." - gli dico, e la cosa mi emoziona.
Lui mi guarda stranito, poi sorride di nuovo, così va bene.
"Ok, signore, mi conceda qualche minuto e sono da lei." - mi dice. Bravo, ragazzo.

Poi, nell'attesa, il tempo si ferma. L'aria si è fatta tiepida, io non avverto più alcun brusio né sensazioni, tutt'intorno è diventato così surreale. È come sprofondare nell'atmosfera eterea di un limbo e lì, da quell'altro pianeta, riesco ad osservare limpidamente tutta la gente che non rivedrò mai più.
Milano... è stato davvero bello. E mi mancherai. E mi mancherà Alessandra. Mi mancherà Chiara, mi mancherà Giulia, sì, anche lei. Mi mancheranno Serena, Ilaria, Lady V., la cara Lady M., la vicina, anche l'altra, sì l'altra, vicina, e la ragazza con l'arcobaleno dentro di cui ho smarrito stupidamente il numero di telefono e quella dei miei sogni che non ho incontrato mai. E mi mancherà anche il freddo gelido e quella stramaledettissima pioggia quando dimentichi l'ombrello, la sala pesi che chiude in anticipo e le produzioni che non chiudono mai, il portiere che mi invita a non disturbare la notte e la vecchietta che mi invita a cambiare appartamento, e mi mancheranno gli amici di contorno e quelli reali-3-4, quanti sono? - e i nemici, le persone che hanno toccato le mie lacrime e quelle che mi hanno creduto innamorato, e i sorrisi, gli sbadigli alle riunioni, le ore di sonno che non bastano mai, il vecchio del parco e l'odore di whisky che non va più via, la donna del cinema che non saluta e il suo di cinema insieme a tutti gli altri, e le prove, le sfuriate e le sceneggiature scritte male, gli incontri di meditazione e le sensazioni che arrivano spontanee da ogni angolo della città e che, ve lo dico col cuore, il più delle volte sono positive.
Milano, mi mancherai. Chi l'avrebbe mai detto.

A destarmi da quel limbo, all'improvviso, è il ragazzo dell'aeroporto.
"Scusi, signore, il suo ticket è pronto. È ora di andare"

"Mi scusi lei"- lo interrompo. "Mi scusi un attimo."

Nella rubrica del telefono cerco il numero di Alessandro, che è molto più di un cavolo di agente.
"Ale, ma a quel tavolo ci sono anche Marco e Giò, vero?... Ok, dai, dammi una mezz'ora e arrivo."
Sì, arrivo.
In fondo, ne ho di tempo per andare.

 

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By Daniele Scalese / City Life

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