Blue Monday (prima parte)                                                                                                

Suvvia, non crederete davvero alla storia del Blue Monday?

Suvvia, non crederete davvero alla storia del Blue Monday?

Blue Monday

Non darete credito a quei ciarlatani che dipingono quel giorno come il più triste dell'anno?! Io, personalmente, questo lunedì mi sento davvero di ottimo umore, e la gente che osservo tra le librerie antiche e le vie del mercato trasmette le vibrazioni che piacciono a me. Uno sguardo all'orario - le 15.15, oggi in metro arrivo persino in anticipo. E poi c'è quella canzone, New Order, 1983, "How does it feel to treat me like you do, when you've layed your hands upon me and told me who you are" - è fantastica, e mentre la cerco sull'Ipad mi chiedo come doveva essere qui, a Milano, negli anni ottanta - poi noto che nelle tasche manca qualcosa...
Fa che non sia la tessera della metro! Fa che non sia la tessera della metro! E' la tessera della metro. Ok, ma non ha niente a che fare col Blue Monday - dovrebbe essere il giorno più triste dell'anno, non uno semplicemente poco fortunato. Ci hai provato a suggestionarmi - t'è andata male. In fondo, con un ticket da 1,50 si risolve ogni cosa... - "Il PORTAFOGLIO!! Oh, mi hanno rubato il portafoglio, fermate quell'uomo!!" - mentre richiamo faticosamente l'attenzione del vigilante, quello è già bello che andato. Mantieni la calma, respira, sii Zen.
Per terra ritrovo la carta d'identità, deve essere scivolata dal portafoglio - vedete, c'è sempre un aspetto positivo, perché almeno non dovrò rifare i documenti!
-"Signor vigilante, mi hanno appena sfilato il portafoglio, hanno preso tutto tranne la carta d'identità, ed io dovrei andare a lavorare ed è un grosso macello!" - devo assolutissimamente calmarmi!".
"Signore, è pregato di seguirmi." - dice quell'uomo.
Sono certo che saprà come aiutarmi, magari mi metterà disposizione un'automobile per non tardare in ufficio o arriverò in quel posto scortato dalla polizia - sai che stile con le colleghe?! In realtà lui mi fa strada tra i meandri della metropolitana di Porta Venezia finché arriviamo in uno stand piuttosto isolato.
"Entri lì dentro" - mi dice, il suo sguardo si fa ostile. "E' il nostro uomo" - questa volta, lui si rivolge ad un agente di polizia. L'agente, poi, mi si avvicina minaccioso - dovreste vedere i suoi occhi, mi raggelano il sangue come solo la sequenza dello specchio di Profondo Rosso sa fare. "Si sieda." - dice.
"C'è qualcosa che non va, agente?" - chiedo timidamente.
"No, tutt'altro! La stavamo pedinando da diversi mesi, non sapevamo come trovarla, finché è stato lei a consegnarsi nella nostre mani, pazzesco! Sa che ora difficilmente riuscirà ad evitare l'ergastolo, vero?" - mentre le sue parole scorrono, credo di poter perdere i sensi... No, devo capire cosa sta succedendo, poi quell'uomo prosegue ed io, ve lo giuro, non so di cosa stia parlando. Vorrei dire qualcosa, qualsiasi cosa, ma sono talmente spiazzato che... poi irrompono due militari, un pastore tedesco digrigna i denti. Ho paura, per la prima volta nella mia vita sento che non me la caverò. Ma non si vive solo di sensazioni e allora improvvisamente balzo via fuggendo da lì mentre l'agente mi ordina di fermarmi e sguinzaglia il cane alle mie spalle. "Fermate quell'uomo, è pericoloso!!" - urla ai vigilanti, io mi faccio largo tra la gente e dopo aver superato le barriere della metropolitana risalgo in superficie - l'adrenalina mi spinge a correre più del pastore tedesco e dei militari, finché finisco imbottigliato in un vicolo cieco. Fine della corsa. Il segugio è già lì, insieme al corpo di militari e alla polizia della città.
L'agente dello stand, di nuovo lui, afferra il mio braccio sinistro - "La dichiaro in arresto."
Io, inerme, mi lascio ammanettare.
Sono confuso. E irrimediabilmente, desolatamente triste. Ecco il Blue Monday.

(Continua...)

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By Daniele Scalese / City Life

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