A fascination toy never loses his shine #4

Poco dopo mi ritrovo disteso su un letto che già conosco. Conosco quelle mura, quel respiro, quelle sensazioni.

Poco dopo mi ritrovo disteso su un letto che già conosco. Conosco quelle mura, quel respiro, quelle sensazioni.

Epilogo: Che sapore ha il caffè?

Cristina! "Cristina, niña!" - i miei occhi inseguono i suoi che fuggono via.
"Lorenzo, che stai facendo?" - mi chiede lei perplessa. Poi, mi rivela di avermi tirato fuori dall'ospedale Niguarda.
"Hai ingerito una sostanza terribile, ed hai rischiato, Lorenzo!" - continua lei.
"Niña, per fortuna che ho te." - le dico, in attesa un sorriso che non arriva mai.
-"Lorenzo, ti sbagli. Ti ho tirato fuori da lì perché eri a pezzi e... solo. Ma, ora, devi andare. Adios, chico." - dice lei indicandomi la via della porta.

... Uno sguardo malinconico, un bacio spezzato, la fine del mondo.

Cambiare Vita

"Cristina, grazie per esserti presa cura di me. E ricordami per quello che non ti ho dato per tutto questo tempo. Adios, niña" - le dico, sperando, invano, che lei possa trattenere il mio cuore. No, non siamo in un film ma nella Vita reale, qui dove gli happy ending accadono ma di rado, qui dove ci capita ciò che meritiamo. Sono stato meschino, un uomo che la città farebbe bene a dimenticare. Sono stato crudele con ognuna di voi: prendetevi la vostra vendetta, scordatevi di me. Perché io, senza la pozione - senza di LEI - non sono niente, e non merito nemmeno di essere un ricordo.
Poi, quelle scale che non mi rivedranno mai più - dico loro addio in lacrime (fuggono via anche loro, le lacrime).

Cammino di nuovo per la città, come se volessi ritrovare la consistenza dell'asfalto sotto i miei passi, come se volessi ritrovare tutto quello che non ho più voluto essere. Ma la domanda è se sono mai, realmente, stato.

Mentre continuo a percorrere quelle strade senza alcuna meta, tra le mie tasche ritrovo alcuni spiccioli - deve avermeli regalati qualcuno a cui ho fatto terribilmente pena mentre ero privo dei sensi. Quelle monete bastano per un unico caffè.

Quel caffè tiepido penetra il mio gelido Ego. E mi accorgo di quanto sia paradossale poter disporre di tutto quel tempo per ascoltare quell'unico sapore. Sono stato così banale, ho vissuto così superficialmente da non cogliere l'essenza delle piccole cose - non ricordo nemmeno la metà dei nomi delle donne con cui sono stato.
"E' il miglior caffè della città" - mi dice una donna seduta poco distante. "E deve piacere molto anche a te" - sorride lei.
"Come fai a dirlo?"- domando a quella sconosciuta.
-"Beh, ti sto osservando da quando sei entrato. E, progressivamente, le sfumature di luce sul tuo volto sono sensibilmente mutate." - risponde lei.
"Quindi, mi osservavi..." - continuo io.
-"Sì, ed ora quella luce è azzurra mentre tu stai sorridendo." - mi dice lei. E' vero, sto sorridendo...
"Sei di queste parti?"- mi chiede quella ragazza.
-"No, vengo da lontano, forse da 3 anni indietro nel tempo, forse da migliaia di attimi che mi sono perso."
"Sai che puoi recuperarli, quegli attimi, vero?" - mi dice lei, ancora.
"E come?" - le chiedo.
"Ritornando a sentire le cose."
-"Posso farti una domanda inconsueta?" - e lei fa cenno col capo. "A te, un po', potrebbe importare di me?..."
Lei mi dà un bacio sulla guancia.

Poi penso per un attimo, un unico istante, a ieri, quando essere amato da tutte era scontato. E ad oggi, sperando fortemente che, domani, possa piacere a lei. Non so ancora il suo nome ma, in questo momento, mentre osservo il mondo con gli occhi suoi, sto ritrovando Lorenzo, e credo di essere felice.

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By Daniele Scalese / City Life

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