Lucky Man                                                

"Happiness,
It's just a change in me, something in my liberty.
Happiness, coming and going, I watch you look at me watch my fever growing,
I know just where I am.
But how many corners do I have to turn?
How many times do I have to learn all the love I have is in my mind?
I'm a lucky man
With fire in my hands." Richard Ashcroft

"Happiness,
It's just a change in me, something in my liberty.
Happiness, coming and going, I watch you look at me watch my fever growing,
I know just where I am.
But how many corners do I have to turn?
How many times do I have to learn all the love I have is in my mind?
I'm a lucky man
With fire in my hands." Richard Ashcroft

 felicità-scelta-lavoro-milano

Tempo fa, scrissi un articolo sulla Felicità. Avvicinarsi ad un argomento così delicato comportava il suo notevole carico di dubbi - d'altronde, chiunque avrebbe potuto pensare di trovarsi davanti alle belle parole di un millantatore. Il nucleo di quel discorso prospettava la possibilità di ricercare la felicità nel quotidiano e, sorprendentemente, quell'articolo riscosse molta attenzione: c'è qualcun altro che, come me, vuole ricercare la Grande Bellezza della Vita nei singoli momenti della giornata - pensai. Quel discorso giungeva alla duplice conclusione secondo cui sarebbero stati alcuni dettagli a fare la differenza nel determinare il nostro umore e che, vivere in maniera spontanea molti momenti del quotidiano avrebbe migliorato sensibilmente il nostro rapporto con gli altri.
Avvicinandomi al "core" di quel discorso, oggi sottolineo quanto un elemento della nostra vita possa influenzare, in un senso o nell'opposto, il nostro stato d'animo: il lavoro. Il lavoro è quell'aspetto che occupa maggiormente, da un punto di vista di ore ed energie, la nostra giornata e, molto spesso, la nostra soddisfazione interiore è legata a quella professionale. Quante volte un individuo insoddisfatto della sua vita lo è anche del suo lavoro?

Quale suggerimento dareste ad una persona scontenta della sua professione? Semplice, quello di cambiare professione.

Certo, non è concretamente così scontato compiere un passo così delicato. Ma tratteggiare la storia di una persona che conosco piuttosto bene può aiutare a rendere meglio il concetto. Il viaggio nella vita di quella persona comincia dal Liceo, quando lui sognava di diventare giornalista e tutti glielo sconsigliavano: è un sogno irrealizzabile, è impossibile - gli dicevano loro: ecco come privare un ragazzino del suo sogno. Messo il sogno da parte, quel ragazzino cresce, termina gli studi ed a Milano inizia a lavorare. Le professioni che si avvicendano nella sua vita hanno in comune, tra loro, un unico aspetto: non presentano alcun legame con la scrittura. Nasce, però, un duplice problema: da un lato, la voglia di scrivere, in quella persona, è diventata esigenza, fisica e mentale e, dall'altro, quelle professioni non lo rendono felice. Troppe regole imposte, una mancanza di condivisione di idee evidente e solo un conto in banca da osservare, freddamente, a fine mese. Quello non è vivere e lui, di conseguenza, sceglie di mettersi in gioco, finalmente, iniziando delle collaborazioni con alcune testate - scrive nel tempo libero, tra un file da sistemare ed una pausa pranzo da rimandare più o meno sempre, e già si sente diverso, come se ci fosse un cambiamento in atto, come se il vento spirasse verso una nuova direzione. E inizia a percepire diversamente il mondo che vive intorno, un mondo che appare più colorato e dinamico, finché la sua vita procede lungo due sentieri paralleli: quando si trova in ufficio, lui osserva le espressioni dipinte su volti di colleghi generalmente insoddisfatti - quando scrive, osserva la sua immagine riflessa sul monitor e intravede una persona felice. Poi ritorna in ufficio e ascolta la gente - lui adora ascoltare la gente - e, tra gli infelici, ascolta chi voleva fare qualcosa di significativo della sua vita ma non l'ha fatto. E non l'ha fatto perché non ha avuto il coraggio di rischiare.

Ognuno di noi può guardarsi dentro, osservare il suo modo di essere e decidere se imprigionarlo per sempre o liberarlo nel mondo.

Nel frattempo, accade che ciò che quella persona scrive comincia ad avere un riscontro. Quando rientra a casa, la sera, lui riceve messaggi di chi gli rivela cosa ha provato mentre leggeva quelle parole. Scrivendo, lui ha voluto trasmettere qualcosa e quel qualcosa è stato colto: c'è stato uno scambio di emozioni, sensazioni, stati d'animo. E lui si sente meravigliosamente bene. Il desiderio di andare avanti, vedere cosa succede, avanza - nasce l'idea di un libro, si sviluppa la possibilità di dare spazio a questa sensazione meravigliosa avvertita dentro che ha bisogno di viaggiare nel mondo. E lui si sente bene - ed io mi sento bene.
Già, molti di voi l'avranno capito - quella persona sono io - e da un po' di tempo a questa parte, non ho timore a scriverlo, credo di essere felice - anzi, lo sono. E lo sono, semplicemente, perché ho scelto di assecondare il mio Io.

Se abbiamo la forza e l'intelligenza di capire cosa vogliamo dalla nostra Vita, e se troviamo il coraggio di inseguire quelle ambizioni, possiamo realmente diventare ciò che sentiamo di essere, possiamo davvero ottenere ciò che vogliamo. Aspettiamoci un futuro luminoso, proviamo a realizzare qualcosa di realmente importante, perché io non vedo cosa possa fermarci.
A proposito, ricordate l'ufficio? Da oggi non c'è più, almeno per me, che da ora in poi mi impegnerò a fare ciò che sento di dover fare: essere me stesso.

 

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By Daniele Scalese / City Life

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