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Quella scala. No, ti prego.
(È necessario.)

Quella scala. No, ti prego.
(È necessario.)

vita-ufficio-milano
Quella porta. No, davvero.
(Non c'è altra scelta.)
Quel bottone. Non premerlo, fa' qualsiasi altra cosa ma non premerlo.
(E' l'unico modo.)
Lanciati dalla finestra!
(Eh?!)

"Oh, Dannyboy! Ti stavamo aspettando!" - dice un responsabile di quell'ufficio.
-"Parli sul serio?!" - gli domando abbastanza incredulo.
"Ma certo. Qui, in molti vanno via ma tutti, prima o poi, tornano." - dice sinistramente quell'uomo mentre si allontana da me.

Resto immobile in quello spazio claustrofobico e ostile - lì, di fronte all'ufficio del mio ex principale. L'osservo, in religioso silenzio, terribilmente paralizzato, finché ascolto una voce che conosco.
"Dannyboy! Ma allora è vero!! Sei tornato a lavorare con noi!!" - dice quella voce femminile. Elena.
-"Oh, non è niente di sicuro, ancora, non è stata presa alcuna decisione, ancora..."
"Ma se sei qui vorrà dire qualcosa..." - ci interrompe, bruscamente, un perfido ex collega del primo piano. Anni di totale asservimento al capo gli hanno permesso di scalare ben mezza posizione nelle gerarchie aziendali. "Sei andato via, hai voluto fare il duro, e poi sei tornato qui... complimenti, ragazzo mio, ne hai fatta di strada!" - continua lui.
-"Tecnicamente, sono ancora fuori."
"Tecnicamente sì, considerando che non è così scontata la tua riassunzione dopo quello che è successo..." - a parlare, ora è una seconda responsabile dell'ufficio.
-"Cosa è necessario che io faccia?" - le domando a bassa voce, sperando che non mi sentano gli altri.
"Aspetta qui. Sento un attimo il capo, cioè l'uomo a cui hai detto che non avresti mai rimpianto la scelta di andare via e che non saresti tornato nemmeno per il triplo dell'ingaggio."
-"Mi accontenterei anche della metà del precedente mensile, ora come ora..."
"Non pensare che sia tutto così semplice."

Non lo penso. Assolutamente.
Attendo l'arrivo di quell'uomo, ora - lo faccio impazientemente mentre gli occhi dei colleghi si riversano su di me, "ecco, il nostro Giuda dalle scarpe a punta e la lingua lunga è tornato." - sembrano dire tutti loro. Fa caldo, lì dentro, fa terribilmente caldo e la camicia mi stringe sul petto - l'ho sempre odiata, quella camicia, ma non è il momento di farlo notare, nella situazione in cui sono.

"Tesoro!" - esclama, improvvisamente, Teresa.
-"Non mi hai dimenticato?..." - le dico mentre osservo il suo volto radioso.
"Naaah! Ma che ci fai qui!?" - speravo di non vederti mai più in questo posto!
-"Lo speravo anch'io di non vedermi mai più in questo posto! Ma sai, non sono mai stato bravo a gestire i miei risparmi... quindi, tutti i soldi che avevo sono... svaniti, all'improvviso! Ed ora eccomi qui, a pregare di riprendermi questo posto."

"Teresa! Ti ricordo che Dannyboy non è ancora, ufficialmente, di nuovo dei nostri! Quindi, non sei formalmente autorizzata a parlare con lui! Torna al lavoro, grazie!" - le ordina un responsabile.
"Obbedisco." - dice lei. "In bocca al lupo, Dannyboy..." - continua Teresa mentre quell'uomo l'allontana da me.

|Il signor Dannyboy è pregato di recarsi all'ufficio n.6 e di compilare il modulo per il reinserimento: segnare con una "x" la voce "riassunzione disperata - disposto a tutto", grazie|. Seguo il corridoio, intravedo quell'ingresso. Avverto quelle voci in lontananza, "è spacciato", "lo costringeremo a ripartire dal primo piano", "è ingrassato!".
Basta! Vi prego, basta!!

Improvvisamente, apro gli occhi. Ho i vestiti fradici mentre sono disteso sul letto di casa e il monitor del computer è in stand-by così come il mio cuore. Ho solo avuto un incubo. Sono ancora qui, sono ancora fuori da quel posto. Poi, il telefono che squilla.
"Dannyboy, quanto manca per la consegna del libro!?" - chiede la mia agente.
-"Oh, poco, manca davvero poco. Rinuncio a dormire pur di non tornare in quel posto!"
"In quel posto? Di cosa stai parlando?!"
-"Oh, è una lunga storia..."

 

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By Daniele Scalese / City Life

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