Quel treno per la città #1                                                

Gli eventi riportati in questo scritto sono realmente accaduti.

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 treno-stazione-milano

Si invita il gentile pubblico di lettori a non eccedere nel deridere gli sventurati protagonisti coinvolti - in fondo, non è detto che non dobbiate viaggiare anche voi in treno, prima o poi...

La Toscana è bellissima - dico sul serio. Paesaggi fiabeschi, tramonti incantati e donne incantevoli... la Toscana è davvero bellissima, davvero, ma io voglio tornare a casa, ora - penso dopo essere stato accolto dalla stazione di Pisa mentre il cielo sta sorgendo e la notte è già altrove. Le 5.37, sono ancora le 5.37 ed il mio treno per casa salpa tra un'ora e 3 minuti. Solo in questo momento m'accorgo di quanto sia in anticipo, proprio io che detesto attendere, nella mia vita, qualsiasi cosa!
Poi, in lontananza s'intravede quel vagone. Che si ferma, lentamente, accanto a me. La scritta dice "Milano Centrale" - dal finestrino si sporge un uomo, deve trattarsi del capotreno - "sale?" - mi chiede lui mettendo in mostra uno spiccato accento fiorentino.
-"Va davvero a Milano?" - domando io, scettico.
"Così pare." - il sarcasmo toscano alle 5.39 del mattino, d'altronde, è piuttosto noto.

Comunque, il treno è ok, ma non lo è il mio biglietto (ovviamente). "Se vuole, però, viaggia pagando un supplemento" - dice il comandante impaziente di partire. Non le faccio perdere tempo prezioso - tenga i miei soldi, capo - ed in pochi secondi sono a bordo.
Ciuf ciuf - si parte, ed alle 9 sarò già sprofondato nel mio letto: quando si dice "soldi ben spesi"!

Oh, sono così esausto che non appena metterò piede nella cabina, beh, state certi che dormirò fino a Milano. Cabina numero 17, posto numero 13 - non crederete che sia una persona superstiziosa, io. Ecco la cabina, praticamente al completo - tutti i posti sono occupati tranne lui, il posto numero 13, il mio.
"Buongiorno" - dico ai miei compagni di viaggio mentre mi faccio largo tra loro.
Due di loro rispondono timidamente, un uomo sonnecchia, un altro sui 40 osserva fuori dal finestrino accarezzandosi la barba folta mentre l'unica donna presente mi invita a chiudere le porte perché non vorrebbe mai raffreddarsi - l'accontento, signora, in fondo ci saranno solo 35 gradi da qui a breve. Poi, una volta sistemato all'interno di quell'ambiente stretto e asfissiante, posso finalmente dedicarmi al mio amato sonno...

"E' bloccato! E' tutto bloccato" - continua a ripetermi un uomo mentre, lentamente, apro gli occhi. Quella faccia continua a guardarmi, agitata, mentre il sole alto un po' coperto dal finestrino mi lascia intuire di aver dormito un bel po'. "E' bloccato, amico, vuoi capirlo o no? Siamo qui da troppo tempo! E' finita, lo sapevo!" - continua ancora lui.
"Il più grande nemico dell'uomo non è il tempo, ma la sua voglia di prevalerlo." - sentenzia il passeggero che siede all'angolo della cabina. Appare così calmo, lui, mentre con lo sguardo si volge altrove e con le dita accarezza la barba folta e bianca.

|E' il capotreno che vi parla| - annuncia, d'un tratto, quell'altoparlante. |Il treno sul quale viaggiamo è bloccato per un tempo indefinito. In attesa di ulteriori sviluppi, si invitano i passeggeri alla calma. La compagnia si scusa per il disagio e vi augura una buona permanenza.|

"Ecco, ve l'avevo detto! Siamo spacciati! E' finita!" - esclama l'uomo che m'ha svegliato mentre continua ad agitarsi.
"Non serve allarmarsi. Le circostanze si sistemeranno e, se non lo faranno, vorrà dire che non erano destinate a farlo." - interrompe saggiamente l'uomo che continua ad accarezzare la sua barba.
"Scusate, signori" - la donna che mi aveva chiesto di serrare l'ingresso richiama la nostra attenzione. "Non vorrei disturbare, ma potremmo aprire la porta?! Ora comincia a mancarmi l'aria..." - dice lei.
E menomale, va, ma quando cerco di aprire le porte della cabina, capisco che sono bloccate...

CONTINUA...

 

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By Daniele Scalese / City Life

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