Sorridendo con Dannyboy... La sua intervista tra “serie” risate

Estroso ed estroverso, Daniele Scalese ci fa scoprire le innumerevoli sfaccettature della sua personalità attraverso l'elettrizzante aneddotica della sua avventura in MIME Milano Metropolitan!

Estroso ed estroverso, Daniele Scalese ci fa scoprire le innumerevoli sfaccettature della sua personalità attraverso l'elettrizzante aneddotica della sua avventura in MIME Milano Metropolitan!

2016-04-29-dannyboy-aUn ragazzaccio con l'umorismo nel DNA che si sfama di letteratura, cinematografia, sogni da avverare e altri da veder quasi materializzati: sono parecchi ed importanti i suoi progetti presenti e futuri. Assorbito dalla sceneggiatura di un film, la stesura di un saggio e un altro romanzo, sbarca dal suo universo per descriversi e descrivere la sua carriera nel Webzine, l'esperienza e le consapevolezze raccolte in un anno intero, senza fanatismo o arzigogoli, ma con la tipica simpatia di un Dannyboy rimasto tale e quale (irresistibile, preciserebbe, ormai lo sappiamo!).

Ciao Daniele, ti ringrazio innanzitutto per la disponibilità. Abbiamo avuto modo di leggerti nella sezione "I'm Milano", però tu come ti descriveresti?

Mi descriverei come un essere tragicomicamente umano, un sognatore che, a volte, teme di non poter sognare per sempre, finché comprende che il sogno sia strettamente necessario alla Vita. Grandioso momento retorico a parte, sono soprattutto una persona che ama molto la vita. Conosci "Bittersweet Symphony" dei The Verve, vero? Beh, credo di amare proprio questo, quell'insieme di alti, altissimi, bassi, bassissimi che, sommati l'un l'altro, rappresentano la vita.

L'esperienza con MIME in che modo ha condizionato la tua vita?

Non dimenticherò il mio anno a MIME. E credetemi, nella mia vita ne ho viste di cose che voi umani (ride, ndr)... ma MIME è stato rock'n'roll! E parlo delle persone conosciute, dei traguardi raggiunti insieme a molte di quelle persone - anche se l'aspetto più prezioso è che MIME mi abbia aiutato a capire di poter fare della mia vita quello che avrei voluto farne.

Quali son stati gli episodi più vitali della tua carriera nel network?

Tra i ricordi più entusiasmanti conservo l'incontro con lo scrittore Ygor Varieschi. Avevo sentito parlare di lui, avevo letto di lui, e conoscerlo è stato così eccitante. Ygor mi ha mostrato tanto. Soprattutto, mi ha fatto capire quanto sia importante ascoltare le persone che abbiamo di fronte. Sono un egocentrico. Logorroico. Ero davanti ad uno scrittore (a proposito, leggete il suo splendido Henry Wickham!) e non facevo che parlare di me: io, Io, IO. E lui mi ascoltava, da non credere. Ci siamo ritrovati poi in una mite serata d'autunno quando, davanti a molte persone, abbiamo parlato di ciò che scriviamo. Fantastico!
E poi ricordo di quest'altra notte - io e gli altri di MIME eravamo ospiti di una discoteca qui a Milano. Su di giri, a notte inoltrata dovrei tornare a casa ma sento di non poterlo fare, finché sprofondo in un locale e noto, mentre sorseggia qualcosa di forte, Francesco Bianconi (frontman dei Baustelle). Lo guardo, gli sorrido, gli offro da bere e gli confesso che, quando ascolto "La guerra è finita", non riesco a non piangere. Lui sorride e mi offre da bere.

A che età sei approdato alla narrativa?

Un paio di anni fa. Lavoravo in un istituto di ricerche di mercato (sì, un call center!) e, in attesa che qualcuno rispondesse a quell'improbabile telefono, la mia bic nera provava a dar vita a quello che nella mia mente era già vita. Ho iniziato a scrivere così. Chi legge ha un buon motivo per rispondere al telefono quando chiama la Tim.

La passione per la scrittura di sceneggiature è nata parallelamente, o più avanti?

Amo il cinema morbosamente, probabilmente più della letteratura. Cioè, è come dover scegliere tra Lynch e Polanski o tra il caffè e la musica dei Depeche Mode - ma se potessi, vorrei diventare famoso come sceneggiatore. Un Charlie Kaufman più belloccio. Ps. Kaufman ha scritto un film che parla di Kaufman che scrive un film: ad interpretare Kaufman c'è Nicolas Cage. Non è meravigliosa come prospettiva?

Qual è il film che più ti rappresenta?

Oh, sognavo questa domanda! Effettivamente, c'è un film che mi rappresenta. "Birdman" di Iñárritu. Lo guardai in streaming (non si fa, eh!), la prima volta, un sabato notte. Quella notte non dormii mai. Osservandolo, da un lato ero così coinvolto da ciò che vedevo, da un altro mi chiedevo perché non l'avessi scritto io. Nei giorni successivi, un mio caro amico mi disse: "Dannyboy, c'è questo film, Birdman: non può non piacerti, è come se l'avessi scritto tu!". Il complimento più bello che abbia ricevuto in 28 anni di vita.
"Birdman" è la storia di un essere disperatamente, tragicamente, meravigliosamente umano. Guardatelo, vi prego: vi fareste un regalo prezioso.

Cos'è per te scrivere?

Credo che scrivere sia per me molto terapeutico. A volte mi sono sentito ferito, frustrato, arrabbiato - altre volte, molte altre volte, ero così euforico - e, ogni volta, scrivere mi ha permesso di sfogarmi, esprimere, uscire fuori. Penso a quando, un anno fa, mi innamorai di una persona che, di me, proprio non sapeva che farsene (ride, ndr.): beh, in quei giorni ho raggiunto una intensità di scrittura probabilmente mai raggiunta prima. Certo, poi la scrittura è anche altro. È esplorazione di sé, riflessione. E la scrittura ti permette di osare. Enormemente. E ti fa vedere le cose con gli occhi tuoi e di qualsiasi altra persona tu voglia essere - che sia una donna che vive una seconda vita, un uomo innamorato di una persona che non l'amerà mai.

Il momento più prolifico per farlo?

Quando si è innamorati e non si è ricambiati.

Riassumi in un'immagine o un aggettivo il concetto del tuo romanzo? A proposito, quando esce?

Come immagine scelgo quella di un uomo che, specchiandosi, s'accorge che quello specchio non riflette più. Come aggettivo sceglierei esasperatamente "sincero". Il libro, "Nero", è attualmente sottoposto a rappresentanza. Il mio agente letterario, Roberta Volpi, lavora per le migliori condizioni possibili di pubblicazione. E mi confessa che ci siamo quasi.

Stilisticamente chi ammiri della letteratura?

Pessoa (inevitabilmente), Pasolini, Sartre.

Un libro è mai riuscito a cambiarti?

Tutto ciò che leggi, probabilmente, un po' ti cambia. Certamente, un testo come "Il libro dell'inquietudine" di Pessoa andrebbe letto con sufficiente distacco, altrimenti si rischia di sprofondare negli abissi torbidi del malessere. Ma non è così semplice.

Che titolo suggeriresti in una biblioteca?

Ne consiglio tre. "Autopsicografia" di Pessoa, "La nausea" di Sartre, "Petrolio" di Pasolini.

Puoi confidarci qualche progetto che hai per il futuro, o sono ancora top secret?!

Certo che posso. A giugno sarò a Lisbona per documentarmi maggiormente su Fernando Pessoa: vorrei scrivere un saggio su quello che io ritengo uno dei personaggi più affascinanti e complessi del '900. In seguito vorrei raccontare, in un romanzo, della relazione tra due donne molto diverse tra loro. Soprattutto, intendo specializzarmi nelle sceneggiature, arrivando a scrivere almeno un film tutto mio.

Noi però ci siamo affezionati a te! Dove potremmo continuare a leggerti?

Per ora sulle mie due pagine: quella personale e quella ufficiale.

 

Dannyboy è il nostro MIMO preferito: scappato dall'anonimato in vesti di scrittore e sceneggiatore, ci insegna che la filosofia del successo consiste nel fare tutto con divertimento e passione!

 

 

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By Alka Badea / I'm Passion

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