Cinema, Inland Empire: l’esplorazione di una donna

Nikki Grace è un’attrice pronta a recitare nel ruolo più importante della carriera: non ci vorrà molto prima che la donna finisca travolta dal peso delle aspettative. È questa la storia che David Lynch racconta nel film Inland Empire.

Nikki Grace è un’attrice pronta a recitare nel ruolo più importante della carriera: non ci vorrà molto prima che la donna finisca travolta dal peso delle aspettative. È questa la storia che David Lynch racconta nel film Inland Empire.

Impenetrabile, visionario, sconvolgente: è Inland Empire, film di David Lynch realizzato nel 2006 e con Laura Dern, Justin Theroux e Jeremy Irons. Distante dai canoni di un cinema abituale, quest’opera, essenzialmente sperimentale, cela un contenuto difficilmente interpretabile che la rende faticosa da seguire.

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Una trama complessa

Il primo ostacolo risiede, paradossalmente, nel comprendere la storia in sé, perché una trama lineare è del tutto assente. Lynch lo definisce “un film su una donna in pericolo”, e la sua storia infatti si focalizza sulla figura di Nikki Grace (L. Dern), attricetta di Los Angeles attesa al bivio della carriera. La protagonista, responsabilizzata da un regista pretenzioso e tormentata dalla sfrenata gelosia del marito, verrà assorbita da un labirinto di stati emozionali, sensazioni ed angosce, che la condurranno alla follia. La donna amerà un altro uomo, si scoprirà prostituta, fuggirà da personaggi ostili: ma dove finisce la realtà ed inizia il delirio?

Il viaggio nella mente

Inland Empire è la riproduzione visiva di ciò che avviene nel luogo dove si intrecciano reminiscenze, ambizioni e rimpianti: la nostra mente. Per via delle molteplici aspettative nei propri confronti e delle ingestibili conseguenze di alcune azioni, Nikki Grace finirà vittima delle sue paure più primordiali, intraprendendo un disturbato percorso introspettivo a più livelli, una autentica esperienza sensoriale. Tra zoom volutamente eccessivi, immagini dall’impatto devastante e sequenze estremamente inquietanti, Inland Empire si rivela un approdo nella psiche tormentata, un viaggio di sola andata nei meandri del subconscio delirante. Un film forte come pochi altri e segnato da sequenze apparentemente irrazionali che, in bilico tra il capolavoro ed il nonsense, verrà amato visceralmente o detestato completamente, come lo stesso Lynch del resto.

Una Laura Dern da Oscar

Lynch si avvale di un cast di prim’ordine, e se il versatile Justin Theroux ed il sempre bravo Jeremy Irons non deludono le attese, si resta affascinati dalla prova d’autore di Laura Dern, autentica musa del regista (già protagonista nel pregevole Velluto Blu e nel provocante Cuore Selvaggio) e senza alcun dubbio alla performance migliore della carriera: l’attrice si misura in un ruolo contorto e lo fa in maniera autentica e straordinaria, regalando una tensione quasi surreale nel suo caotico incedere tra realtà ed immaginazione, oltre ad una sconfinata proposizione di sensazioni, ossessioni, slanci emotivi e timori, che avanzano parallelamente generando inquietudine e smarrimento.

 

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By Daniele / Arte

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