Cinema, Rosemary’s baby: il primo eterno capolavoro di Roman Polanski

Eternamente discusso, decisamente inimitabile, Roman Polanski è di nuovo in copertina, questa volta grazie al suggestivo Venere in pelliccia. E pensare che sono trascorsi già 45 anni da quando il regista naturalizzato francese rivelò il suo estro con Rosemary’baby.

Eternamente discusso, decisamente inimitabile, Roman Polanski è di nuovo in copertina, questa volta grazie al suggestivo Venere in pelliccia. E pensare che sono trascorsi già 45 anni da quando il regista naturalizzato francese rivelò il suo estro con Rosemary’baby.

Ottant’anni, tre matrimoni e una rassegna impressionante di capolavori: è di nuovo il tempo di Roman Polanski, che con il suo Venere in pelliccia ha ancora una volta colto nel segno. Il regista, tuttora tra i migliori cineasti in circolazione, negli anni ha consolidato uno stile inimitabile, fatto di atmosfere macabre, inquietudini e claustrofobie, emerse già nel suo primo capolavoro, Rosemary’baby

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Una madre e il Diavolo

Diretto nel 1968 e considerato tra gli horror più riusciti di sempre, il film Rosemary’baby è interpretato da Mia Farrow e John Cassavetes, giovani coniugi trasferiti a New York per favorire l’ascesa artistica dell’uomo, attore in realtà modesto. Immediatamente accolti dagli anziani vicini, Rosemary e Guy cullano un sogno, avere un figlio. Ma mentre la donna affronterà la gravidanza, le premure dei vicini diverranno sempre più esasperanti, e quando Rosemary sarà tormentata da incubi orribili, oltre che da dolori lancinanti, ipotizzerà una inquietante congiura ai danni del feto che custodisce.

Polanski, lezione di cinema horror

Claustrofobico e onirico, Rosemary’s baby è un film eterno. Polanski dà vita alle sue ossessioni, sviluppando un’opera viscerale che imprigiona lo spettatore, immergendolo nello stesso psicodramma che coinvolge la disperata protagonista. Creando un’atmosfera cupa e oppressiva (che svela l’ossessione di Polanski per gli ambienti chiusi, ampiamente ripresi nei successivi lavori), l’autore demonizza l’ambiente nella sua totalità, rendendolo insidioso e ostile. Liberando una paranoica sensazione di solitudine e impotenza (perché la donna sarà realmente sola contro chiunque altro), Polanski ci costringe davanti alla nostra paura più primordiale, quella del Male assoluto: noi, come Rosemary, intuiremo come dietro la cospirazione si celi Lucifero stesso.

Quarantacinque anni di vita, eppure così attuale

Girata in una nostalgica Grande Mela di fine anni sessanta, la pellicola, oltre a far intuire l’erudizione del regista (che spazia dalla religione all’esoterismo), si dimostra sorprendentemente attuale nonostante i 45 anni di vita. Se è notevole l’analisi della corruttibilità dell’essere umano, diventa sorprendente come Roman Polanski mostri le nevrosi e le paure che si insinuano ancora oggi nelle metropoli, eternamente caotiche e dispersive: ridefinire la metropoli come luogo di caos e perdizione dell’animo è un’intuizione geniale, oltre che estremamente inquietante.

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By DanieleS / Arte

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