La classe operaia va in paradiso: l’accusa all’Italia degli anni Settanta

Elio Petri e Gian Maria Volonté, ancora insieme dopo Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, questa volta si schierano contro lo sfruttamento nelle fabbriche.

Elio Petri e Gian Maria Volonté, ancora insieme dopo Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, questa volta si schierano contro lo sfruttamento nelle fabbriche.

Elio Petri e Gian Maria Volonté, negli anni, hanno dato vita ad un sodalizio estremamente proficuo. Era il 1971 quando l’autore romano diresse La classe operaia va in paradiso, film interpretato, oltre che da Volonté, da Mariangela Melato e Salvo Rondone. La storia è quella di Ludovico Massa, operaio di fabbrica con due famiglie da mantenere. L’uomo, reso intrattabile e nevrotico da un lavoro estenuante, è stanco di una vita trascorsa dentro una fabbrica grigia e pericolante: voltando le spalle ai dirigenti, Massa si schiererà al fianco dei movimenti rivoluzionari più intransigenti, tuttavia pagando conseguenze sanguinose.

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Uomini o macchine?

Addentrandosi nella vita di un uomo completamente condizionato dal suo lavoro, Elio Petri attacca spietatamente i meccanismi di un’industria incurante di operai trattati come macchine. Massa, logorato fisicamente e psicologicamente dalla vita di fabbrica, ha sviluppato una sconcertante apatia nei confronti di una moglie e di un figlio che considera come semplici sconosciuti. Se l’uomo, di umano, conserva oramai ben poco, ampia responsabilità è da attribuire a quel lavoro così totalizzante, perché è evidente come l’alienazione dell’operaio prosegua anche all’esterno del luogo di lavoro.

Un Volonté gigantesco

A conferire credibilità alla vittima di un sistema estremamente insensibile provvede un monumentale Volonté, autore di una prova rabbiosa, violenta, quasi schizofrenica. Quando il suo Massa (un nome poi non così casuale), diventato consapevole di una condizione di autentico sfruttamento, lotterà per riacquisire la sua dignità di essere umano, la società non esiterà ad impartirgli una punizione esemplare.

Un’analisi di ampia gittata

La classe operaia va in paradiso possiede considerevoli significati sociali poiché, non limitandosi ad una analisi circoscritta al mondo della fabbrica, esamina anche i ruoli dei sindacati e degli studenti contestatori. La pellicola si scaglia in maniera feroce contro i sindacalisti, provocatori a parole e poco decisi nei fatti, e inoltre condanna una protesta dei movimenti studenteschi sin troppo astratta. Nonostante qualche forzatura sopra le righe, La Classe operaia va in paradiso si rivela una critica socio-politica di enorme rilievo che, considerando le condizioni lavorative in alcune fabbriche italiane, a 40 anni di distanza conserva una discreta dose di attualità.

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By Daniele Scalese / Arte

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