Fare lo scrittore: intervista a Ygor Varieschi

Vi ricordate il MIMEritivo? Durante il primo incontro della MIME Community, abbiamo avuto il piacere di conoscere Ygor Varieschi, uno scrittore che si è recentemente affacciato al mondo editoriale grazie alla pubblicazione del suo libro, Henry Wickham. Incuriositi dalla sua storia, abbiamo deciso di intervistarlo e di raccontare la sua vita di scrittore.

Vi ricordate il MIMEritivo? Durante il primo incontro della MIME Community, abbiamo avuto il piacere di conoscere Ygor Varieschi, uno scrittore che si è recentemente affacciato al mondo editoriale grazie alla pubblicazione del suo libro, Henry Wickham. Incuriositi dalla sua storia, abbiamo deciso di intervistarlo e di raccontare la sua vita di scrittore.

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Puoi raccontarci qualcosa di te, una sorta di micro biografia per conoscerti meglio?

Sono un milanese vero, nato e cresciuto a Milano: a casa mia si parlava dialetto milanese. Nella mia gioventù non avevo un'idea precisa sul futuro e quindi ho deciso di seguire gli studi di ragioneria. All'università, invece, mi sono iscritto a Lingue e Letterature Straniere: un percorso molto bello per la conoscenza di opere ed autori che ha stimolato la mia curiosità letteraria grazie alla ricchezza dei programmi di studio, che creano dentro di te il terreno in cui far crescere lo stile personale. Leggere è fondamentale per scrivere!

Quali sono i tuoi autori preferiti?

Amo parecchi autori. Lawrence per la bellezza della scrittura, Jane Austen, Hemingway per i dialoghi. Passando alla letteratura contemporanea, i libri di Philip K. Dick, per quanto riguarda il genere della fantascienza, dai quali sono stati tratti film come Blade Runner e Minority Report. O ancora Bukowski, per lo stile personale che colpisce. Tutti questi autori aiutano a creare l'idea di una storia o a scrivere un personaggio in un certo modo.

Quando è iniziata la tua passione per la scrittura?

La passione per la scrittura nasce quando ero piccolo piccolo. Verso i 15, 16 anni è nata in me l'idea di pensare ad una storia e di svilupparla nella mia testa. Ho cominciato da ragazzo con le poesie, grazie anche ai sentimenti forti, come il primo amore, che provi a quell'età. Dopo i trent'anni scrivere è diventato più difficile, quindi ho cominciato a dedicarmi a progetti unici come un racconto o un romanzo, che ti permettono di sviluppare, spiegare, mettere insieme molti elementi.

Dove trovi l'ispirazione per le tue storie?

Ti aiuta tanto leggere e vivere. Sono le due cose che messe insieme fanno crescere l'anima e l'autore. Per me leggere è un'attività totalizzante, sono un lettore onnivoro, anche se leggo sempre meno di quello che vorrei. Leggere ti aiuta a conoscere e a sviluppare il modo in cui scrivere: ormai ho un occhio clinico per gli autori in modo da capire la struttura della scrittura.

Quanto tempo dedichi giornalmente alla scrittura?

In realtà, il tempo dedicato alla scrittura è diverso a seconda del libro del quale mi occupo o occupavo in quel momento. Per esempio, per il mio libro di fantascienza mi fermavo a scrivere ogni sera dopo il lavoro per un paio d'ore. Questo atteggiamento mi è servito per mantenere la costanza nella scrittura. Per Henry Wickham ho avuto altri ritmi: ho scritto per sei mesi quasi tutti i giorni, invece nell'ultima mia opera ho deciso di scrivere un giorno a settimana, due giorni li dedico alla revisione, mentre gli altri giorni mi servono per pensare. L'importante è trovare il giusto equilibrio tra lavoro e scrittura. Devo sacrificare il mio tempo libero, ma ne sono contento se serve per sviluppare l'idea.

Qual è la tua routine da scrittore?

Scrivo in carta e penna la trama, la sviluppo su pc e correggo tornando a carta e penna. Di solito scrivo quando fuori è già buio, con la tapparella abbassata, in modo da avere meno distrazioni esterne. Sicuramente ti aiuta la musica, metto degli album per scrivere senza pensare, ultimamente Arcade Fire, Interpol, Of Monsters and Men, Sigur Rós.

Come sviluppi la trama del libro?

La trama è sempre definita all'inizio, mi piace sapere dove sto andando! L'importante è la logica, il filo conduttore che lega tutti i capitoli, come quello che tiene assieme le perle di una collana. Mi piace inserire dei riferimenti nei vari capitoli, per evitare errori di logica. Nello sviluppo del libro può al massimo cambiare la rilevanza dei personaggi, ma la trama è ben definita fin dall'inizio.

Ti basi sulle situazioni vissute nella tua vita reale nella scrittura?

Dipende dal messaggio e dal tipo di storia. Certe volte mi baso sulla mia vita reale, altre penso a come avrei vissuto una determinata situazione. Questo è divertente, è una prova, una sfida con te stesso. In ogni caso, sentire le sensazioni sulla propria pelle aiuta a descrivere le situazioni, è una base di partenza e di ritorno.

Qual è la cosa più bella dell'essere uno scrittore?

La cosa più bella dello scrivere è il controllo totale della storia, è come se crescesse un organismo. Sai cosa vuoi fare e sei libero di farlo come vuoi tu... è una cosa molto affascinante.

Come è iniziata la tua carriera di scrittore?

Il mio percorso come scrittore inizia nel 2011, con il mio primo libro, "2090". Si tratta di un libro di fantascienza, un genere difficile ma in cui credo fortemente. E' un lavoro importante per il numero di pagine, in cui non ho tenuto conto del layout ma ho sviluppato liberamente l'idea e la trama.

Come arriva il secondo libro, Henry Wickham?

Il secondo libro è stato scritto con maggiore consapevolezza, con un layout adatto alla presentazione ad una casa editrice. La partecipazione ad un concorso letterario mi ha dato la possibilità di pubblicarlo e di avere la soddisfazione di soppesare tra le mani il mio lavoro. Il dialogo con le case editrici non è sempre semplice, corri il rischio che non leggano il tuo libro non tanto per l'assenza di interesse, ma per una mancanza effettiva di tempo. Una buona cosa è partecipare ai concorsi per avere l'opportunità di ricevere un'offerta di pubblicazione. E' un modo per farsi conoscere, per far circolare il tuo nome.

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Come hai scritto Henry Wickham?

A livello di tempistiche ho impiegato 4, 5 mesi di scrittura e un mese per la revisione, che è utile per eliminare eventuali incongruenze nella trama. Un totale, quindi, di 6 mesi. La revisione costa molto, quindi ho deciso di farla da solo: ho investito il mio tempo per la mia passione. Ovviamente mi sono rivolto a persone di fiducia per domande sui personaggi, sulla trama e sulla logica del romanzo.

Raccontaci la trama di Henry Wickham, ma senza svelare troppo!

La storia si svolge in un breve arco temporale, di due, tre giorni. E' la storia di Henry Wickham, che vive a Londra ed ha 35 anni, quindi si trova all'incirca a metà del suo cammino. Il protagonista passa da andare al matrimonio di un amico nella città di Siena, ad andare al funerale di un altro amico. La casa editrice, LuoghInteriori, l'ha definito come un romanzo psicologico, ed in effetti è un libro dove si parla molto dei sentimenti... Ma in due momenti molto diversi: c'è il contrapposto tra una grande felicità ed un momento in cui devi essere obbligatoriamente triste. Si parla quindi dei grandi opposti, come la vita e la morte, che compongono la nostra esistenza.

La copertina di Henry Wickham è molto particolare, raccontacela.

L'ho personalmente suggerita alla casa editrice. E' una storia curiosa, perché l'idea è nata da una mia foto personale che mi era stata fatta molti anni fa: una foto che mi rispecchia e che si collega ad una parte del libro. La copertina è una parte fondamentale del libro perché aiuta la comunicazione verso il lettore, stimolandolo a leggere il libro.

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Com'è il tuo rapporto con i lettori?

Una delle cose più belle per uno scrittore dilettante è poter parlare con i lettori ed è uno dei motivi principali per i quali vado avanti nell'attività di scrittura. L'incontro con lo scrittore è sicuramente una cosa piacevole, divertente, nuova per il lettore; ed è importante per lo scrittore che può raccontare i retroscena o, al contrario, non dire nulla per non rovinare l'impressione del libro.

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By Milano Metropolitan / Arte

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