Thomas Demand: L’image volée

Molto è già stato scritto riguardo a questa mostra, quindi, ispirata dal modo in cui Demand l'ha curata, ho composto un collage di testi per raccontarla.

Molto è già stato scritto riguardo a questa mostra, quindi, ispirata dal modo in cui Demand l'ha curata, ho composto un collage di testi per raccontarla.

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Dal 18 marzo al 28 agosto 2016 Fondazione Prada presenta la mostra collettiva curata dall'artista Thomas Demand 'L'image volée'. MIME Club: abbiamo a cuore le tue passioni--> L'esposizione, che conta più di 90 lavori realizzati da oltre 60 artisti dal 1820 a oggi, occupa due piani della galleria Nord della sede di Milano, per l'occasione allestiti dallo scultore Manfred Pernice.

Fonte: designmag

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L'image volée [L'immagine rubata] [...] riunisce esempi di appropriazione artistica: in qualche misura, tutti gli artisti si basano sul lavoro di altri, e nulla viene creato dal nulla.
Fonte: fondazioneprada

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Il percorso espositivo presenta tre possibili direzioni d'indagine: l'appropriazione fisica dell'oggetto o la sua assenza, la sottrazione relativa all'immagine piuttosto che all'oggetto concreto e, infine, l'atto del furto attraverso l'immagine stessa. La mostra è stata concepita come un'esplorazione anticonvenzionale di questi temi.

Fonte: domusweb

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La collettiva potrebbe essere considerata un approfondimento intorno a questioni che già la personale di Goshka Macuga, anch'essa in corso alla Fondazione Prada, ha sollevato: la dipendenza dell'atto creativo dal suo contesto, l'utilizzo di opere altrui per generare una narrazione propria, la cultura come concatenazione di rapporti tra interlocutori, la storia dell'arte come serbatoio dal quale attingere liberamente, l'artista come curatore. Tuttavia, se Macuga riflette su tempo, origine, fine, collasso e rinascita, reinterpretando la storia dell'arte con una certa solennità, incarnata dall'androide predicatore, archivio "vivente" del pensiero umano, Demand interpreta il ruolo di curatore con fare astuto e divertito: la sua mostra è una vera e propria antologia ragionata sul tema del furto o, come dice il testo con cui la presenta, "un'esplorazione non convenzionale di questo tema tramite modalità proprie dell'indagine empirica".

Fonte: atpdiary

Direi che può bastare. In ogni caso se ti senti masochista, fatti anche tu un giro a leggere gli articoli riguardanti la mostra: una serie infinita di riassunti del comunicato stampa con qualche errorino qua e là. Non fraintendermi, la cosa non mi sconvolge né mi infastidisce, anzi è normale che funzioni in questo modo; è per questo motivo che ho deciso di andare per citazioni: non sento necessarie anche le mie parole.
In ogni caso, a mio giudizio, è una mostra che vale assolutamente la pena di essere vista, che raccoglie opere interessanti e che mi ha permesso di imparare qualcosa.

Personalmente ho un problema con Fondazione Prada: il bar. Non fraintendermi, è molto fico, puoi anche scroccare la corrente per l'iPhone senza sembrare un pezzente, però diciamo che Wes Anderson lo preferisco come regista che come interior designer. Per questo ho trovato un'alternativa davvero molto valida, un posticino aperto da meno di un anno in via Benaco 1 (a circa 3 minuti dalla fondazione), il Madama Hostel + Bistrot che fa davvero un buon caffè, è pieno di giovani che sorridono e fuori ha anche il dondolo. What else?

Nota: Le foto di questo articolo le ho rubate o screenshottate in onore di Thomas Demand.

 

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By Giulia Ratti / Arte

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