Un anno di no-profit a Milano

Nell'ultimo anno, nel mondo dell'arte contemporanea di Milano, sono nate moltissime realtà no-profit. Alcuni esempi e una breve analisi di queste realtà.

Nell'ultimo anno, nel mondo dell'arte contemporanea di Milano, sono nate moltissime realtà no-profit. Alcuni esempi e una breve analisi di queste realtà.

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Arriva l'estate e Milano si svuota: niente più opening di arte contemporanea a cui andare. Non ci resta che tirare le somme dell'anno appena passato. Ora c'è solo bisogno di cambiare aria e di rilassarsi, inoltre la maggior parte dei professionisti del settore dell'arte contemporanea si veste di nero e questo si concilia molto male con la calura estiva. MIME Club: vesti la tua estate di emozioni -->

Fra i fenomeni più rilevanti dell'arte contemporanea a livello Milanese dell'ultimo anno, c'è sicuramente la proliferazione delle realtà no-profit. Gestire /77un progetto no-profit a budget zero e completamente autofinanziato, mi ha permesso di incontrare altre realtà giovani e di avere un confronto. Infatti il 2015 è stato uno degli anni più ricchi di novità sul fronte delle realtà indipendenti e questo, col tempo, sta creando un nuovo fermento culturale.
Moltissime delle realtà di cui sto per raccontarti si autofinanziano e le persone che ci lavorano spesso fanno un secondo lavoro, che molte volte non ha nulla a che fare con l'arte. Questo avviene per diversi motivi: primo fra tutti, riuscire a trovare uno sponsor che finanzi la mostra di un giovane artista è molto, molto, molto difficile e spesso chi gestisce questi spazi è costretto a dare la priorità ad altri aspetti dell'organizzazione. Inoltre è probabile che trovando un finanziatore si perda l'indipendenza, dovendo scendere a compromessi. Questa che di per sé potrebbe sembrare la meno problematica delle opzioni, in realtà si scontra con l'essenza del lavoro stesso: infatti per un artista lavorare in uno spazio no-profit significa sentirsi libero dalle leggi del mercato e poter creare opere non vendibili. Per "opera non vendibile" non intendo difficile da vendere, ma qualcosa come un progetto immateriale e site specific fatto a 24 anni, senza avere alle spalle una carriera a garantire la qualità della produzione successiva. Lasciare che l'artista pensi al suo lavoro artistico senza doversi preoccupare dell'aspetto della vendita significa che l'obiettivo della mostra sia lo sviluppo di un progetto e della ricerca artistica in sé e per sé.

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L'attività no-profit di Milano, naturalmente non tutta, solo quella che propone progetti strutturati e culturalmente di qualità, sta mettendo le basi per i prossimi 10 anni, cominciando a farsi interprete della generazione fra la fine degli anni 80 e l'inizio degli anni 90.

Un ottimo esempio di questo fervore è sicuramente Tile Project Space, che come dice il nome è uno spazio quasi completamente rivestito di piastrelle. Ovviamente tutti gli artisti invitati ad esporre devono confrontarsi con lo spazio e produrre un progetto site specific. Al momento la programmazione è stato un susseguirsi di artisti italiani, ma da settembre si apriranno anche al panorama internazionale.

T-Space vi avevo già parlato di loro qui. Uno spazio che ha aperto i battenti ad inizio 2016 e che sta proponendo 4 mostre all'anno avvicendando le tre curatrici interne al progetto e una ospite.

Potrei continuare questo elenco di no-profit a lungo, ma penso che gli spazi sopracitati siano quelli in cui davvero si sta facendo ricerca in questo momento. Staremo a vedere...

 

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By Giulia Ratti / Arte

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