Escher a Palazzo Reale

Lascia l'audioguida al bancone dell'entrata, avvicinati alle opere e apri gli occhi; perditi nelle linee fitte e sorprenditi per una tecnica così raffinata.

Lascia l'audioguida al bancone dell'entrata, avvicinati alle opere e apri gli occhi; perditi nelle linee fitte e sorprenditi per una tecnica così raffinata.

 

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Io detesto andare a Palazzo Reale. Ho infinite motivazioni per questo:
- Nonostante io goda della riduzione per gli studenti under 26 costa davvero troppo!
- Trovo che i pannelli siano una delle cose che più riescono ad incupire il mio animo, anche se non posso fare a meno di riconoscere che non c'è altro modo visto che non si possono appendere i chiodi al muro.
- Non capisco perché ci debba essere un bigliettaio per ogni mostra, visto che già vedere un'unica mostra mi costa 10 euro potrebbero fare dei tagli all'organico.
- Trovo che l'audioguida sia un insulto all'intelligenza umana.

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Ok, mi sono sfogata. Tornando a noi, Escher non me lo sono voluto perdere, ma mi sono approcciata alla mostra con delle aspettative bassissime perché avevo ancora ben in mente quanto fossero posizionati male i faretti durante la mostra di Alfons Mucha: erano accecanti e facevano miliardi di riflessi sui vetri delle opere. Inoltre, avevo trovato la scelta del colore dei pannelli terrificante, ti basti sapere che nella sezione sul femminile erano rosa. Brrr... MIME Club: passa un'estate da grido! -->

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Invece, mi sono dovuta ricredere, almeno per le prime sale la selezione è veramente pregevole e le stampe presentate sono incredibili. Anche l'allestimento non è male, infatti i pannelli sono di colori scuri ed accoglienti, l'illuminazione è tenue ma non carente.

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Escher è nato nel 1898 ed è morto nel 1972, la sua influenza sull'illustrazione e la cultura pop è innegabile, anche se con mio grande rammarico non sono le sue incisioni più significative ad essere arrivate al grande pubblico, ma bensì le illusioni ottiche e le metamorfosi.

Nonostante il volantino dichiari che sono 6 sezioni, la mostra, nella mia percezione, se ne divide fondamentalmente in 4: le prime sale con le incisioni incredibili che faceva prima di dedicarsi alle metamorfosi, le metamorfosi e le illusioni ottiche, il materiale d'archivio che mostra l'influenza di Escher sulla cultura pop e, ultima sezione ma non per importanza, i posti e gli oggetti da fotografare o farsi i selfie.

Sulla prima sezione non mi sembra il caso di soffermarmi per dirti una terza volta quanto siano straordinarie queste incisioni, fai prima ad andare a vedere la mostra, dato che c'è anche l'aria condizionata. Però ovviamente tutte le immagini che trovi in questo articolo sono fra le più belle di quelle presentate a Palazzo Reale, più una pagina di Joe Sacco, un graphic novelist, anzi, IL graphic novelist perché mi sembrava una bella associazione e un riferimento meno scontato di quelli presentati in mostra.

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Ah già, non proprio tutte le immagini di questo articolo sono di Escher o di Joe Sacco, ne ho screenshottate un paio da instagram giusto per non arrivare impreparati a farsi i selfie in mostra. Sono radicale in questo: non capisco la necessità di farsi i selfie nelle mostre. Si decide di andare a vedere una mostra per "guardare" non per "guardarsi". Eppure è la stessa istituzione a proporre una sezione interattiva apposita, forse convinta che questo attirerà un pubblico più ampio, ma purtroppo ad attirare il pubblico sono le mostre fatte bene.

 

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By Giulia Ratti / Arte

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