Mongolia infinita: dalla capitale alle steppe infinite

"Meglio averla vista una volta, che averne sentito parlare mille", così recita un antico proverbio parlando della Mongolia, affascinante e sterminata terra selvaggia, ancora oggi orgogliosamente attaccata alle sue tradizioni.

"Meglio averla vista una volta, che averne sentito parlare mille", così recita un antico proverbio parlando della Mongolia, affascinante e sterminata terra selvaggia, ancora oggi orgogliosamente attaccata alle sue tradizioni.

Ulaanbaatar

La capitale raccoglie oltre metà della popolazione del paese ed un contrastato progresso tra palazzi in stile sovietico, testimonianza del passaggio comunista, e palazzi neoclassici. Le periferie sui pendii, denotano tratti più caratteristici con le gher, tipiche tende del popolo nomade, uomini e donne vestiti coi variopinti abiti tradizionali e gli animali che si aggirano liberamente per le strade. Ad Ulaanbaatar più che in altri luoghi s'intercetta maggiormente la povertà tra chi vive nei moderni palazzi e nelle gher, senza però più essere "pastore della Steppa". Il Museo Nazionale è molto interessante e la mastodontica piazza del Palazzo del Governo ospita una statua del famoso condottiero Gengis Kahn. Saliamo in collina al tramonto per visitare il monastero buddista Gandantegchenling, intercettando facilmente il vecchio e nuovo della città mischiati sporadicamente nel tessuto urbano. MIME Club: una realtà intessuta di occasioni -->

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Foto Via - FlickR Around the World in unknown Days

La steppa

Appena usciti dalla civiltà veniamo finalmente inondati dall'autentico paesaggio sempre più verde e sempre più vasto. Gher isolate a ricordare lo stile nomade mongolo legato agli animali, cavalli, mucche a mandrie solitarie, in mezzo a colline e interminabili vallate. I colori accesi ci ricordano che qui il sole splende 280 giorni all'anno. Oltre al buddismo in Mongolia è diffuso lo sciamanesimo ed ogni tanto intercettiamo sulle alture degli Ovoo, pile di pietre e ossa di animale e sciarpe votive. Secondo le credenze, qui si riuniscono gli "spiriti della natura" ed i nomadi ne invocano la protezione donando un sasso o piccoli oggetti che, giorno dopo giorno, contribuiscono alla crescita della pila votiva affinchè possa raggiungere il cielo. Dell'antica capitale Karakorum oggi è rimasto ben poco, ma ammiriamo l'Erdene Zuu Kiid, il primo monastero buddista del paese, luogo oggi vivacemente abitato da giovani monaci che però non rende giustizia alla sua passata maestosità.

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Foto Via - FlickR Mazzali

Il Gobi

L'apoteosi del viaggio lo raggiungiamo nel Gobi, uno dei luoghi più desolati e misteriosi del pianeta con distese sabbiose, laghi salati e canyon d'incontenibile bellezza. Abitato da alcune tribù nomadi, ospita rarità faunistiche per l'UNESCO. Alle dune di sabbia di Khongoriin Els, le più grandi del paese, la sonorità della massa sabbiosa è quasi solenne. Bayanzag, quando si tinge di rosa al tramonto per la colorazione delle sue rocce, fa ringraziare madre natura. Come ultima tappa al Monastero Damba Dardaalin siamo definitivamente trafitti al cuore dai canti dei monaci che rischiarano l'anima prima della nostra partenza.

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Foto Via - FlickR Julie Laurent

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By Sonia Minniti / Viaggi

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