I vantaggi e gli svantaggi dell'attività fisica non competitiva

Chi vuole dedicarsi allo sport non deve necessariamente competere contro gli altri o contro se stesso: esistono delle attività, come il running, che possono essere svolte per il semplice piacere di un'esperienza all'aperto.

Chi vuole dedicarsi allo sport non deve necessariamente competere contro gli altri o contro se stesso: esistono delle attività, come il running, che possono essere svolte per il semplice piacere di un'esperienza all'aperto.

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Il celebre motto secondo il quale l'importante non è vincere, ma partecipare, attribuito comunemente al fondatore dei moderni giochi olimpici Pierre De Coubertin, è spesso ripetuto in ambito sportivo, ma nella realtà dei fatti sono ben pochi quelli che vi si ispirano veramente. In un contesto sociale sempre più competitivo, dove la qualità di un individuo viene valutata in base alle sue doti di leader e combattente, le arene sportive diventano una metafora della vita, un luogo dove si gettano passioni, aspettative e frustrazioni. Ci si identifica negli atleti più famosi (e pagati), si soffre e si gioisce insieme a loro, sospinti dalla motivazione della vittoria finale.

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Se da una parte tutto ciò può avere una valenza positiva, dall'altra questo approccio alla vita e allo sport può degenerare, specie quando il desiderio di primeggiare acquisisce dei tratti ossessivi e quando il reale stimolo di tutti gli sforzi è quello di dominare, umiliare e schiacciare gli avversari.

Non è facile ignorare l'aspetto competitivo nello sport, e secondo molti è proprio questo il fattore senza il quale lo sport stesso perderebbe il suo intero significato: che senso avrebbe una gara che non prevede un vincitore finale? La competizione, se definita da regole osservate da tutti i partecipanti, spinge a dare il proprio meglio, a confrontarsi, superarsi e rispettarsi. E soprattutto promuove l'auto-miglioramento, tramite la disciplina e l'esercizio costante. Ma la competizione, se spinta all'eccesso, è in grado di generare anche pericolose distorsioni: il doping, l'umiliazione per chi arriva secondo, le aggressive critiche rivolte a chi non riesce a vincere, il culto eroico attribuito ai vincenti, il disprezzo delle regole giustificato dalla supremazia del fine sui mezzi. Quando si è esposti a queste tendenze sin dagli anni dell'infanzia (da coach irresponsabili, sedicenti educatori, genitori immaturi - la lista è purtroppo lunga), si rischia di vivere lo sport non come un'opportunità di divertimento e come una sfida costruttiva, ma come un vero e proprio campo di battaglia che prevede solo una possibile conclusione: la vittoria finale.

Spesso viene additato come un passatempo noioso e privo di valenza sociale, ma il running consente proprio di staccare la spina dallo stress quotidiano, imposto da una società a volte troppo competitiva ed orientata al successo personale. Si indossano le fedeli scarpe da corsa, si seleziona la lista preferita di brani musicali sul lettore mp3, si sceglie un bel tragitto, possibilmente attraversando aree naturali o un litorale, e si parte. Non si deve vincere, non si rischia di perdere, non sono previste medaglie. Tuttavia il risultato finale (il proprio benessere fisico e psicologico) è gratificante quanto salire sul primo gradino del podio.

 

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By Mauro Carta / Fitness&Benessere

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