Correre oltre ogni limite: la vita di Steve Prefontaine

Sebbene non sia molto conosciuto, Steve Prefontaine ha lasciato un segno profondo nella storia della corsa. Vediamo la storia di questo incredibile atleta americano.

Sebbene non sia molto conosciuto, Steve Prefontaine ha lasciato un segno profondo nella storia della corsa. Vediamo la storia di questo incredibile atleta americano.

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Olimpiadi di Monaco di Baviera, 10 settembre 1972, finale dei 5000 metri di atletica leggera. Siamo all'ultima curva che precede il traguardo. Tre atleti si contendono le medaglie olimpiche, dopo aver staccato tutti gli altri avversari. Al comando c'è il temibile tunisino Mohammed Gammoudi, seguito dal finlandese Lasse Virén. Lo scandinavo, alto, elegante e leggero, è il favorito della corsa, dopo essersi aggiudicato l'oro nei 10 mila metri solo la settimana precedente. Al suo fianco, un corridore in maglietta bianca e pantaloncini neri, dai lunghi capelli biondi e i folti baffi (uno stile hippy che ricorda Dennis Hopper in Easy Rider), cerca di tenere il ritmo di gara, diventato sempre più forsennato negli ultimi due giri: si tratta del ventunenne americano Steve Prefontaine.

 

Nato in Oregon nel 1951, Steve Prefontaine dimostra sin dagli anni del liceo la sua propensione alla corsa. Dopo essere stato escluso dalle squadre scolastiche di rugby e basket per la sua altezza modesta, Steve trova la sua giusta dimensione nel cross country, inanellando una lunga serie di precoci successi. Decisiva per la sua carriera è la scelta del college: declinando le offerte da parte di sedi prestigiose, opta infine per la University of Oregon, accettando la sfida del coach Bill Bowerman (il futuro creatore del marchio Nike) che lo invita presso l'università dove lavora per fare di lui il più grande corridore di tutti i tempi. Ed in effetti i risultati non tardano ad arrivare: Pre (così viene chiamato dai fan) vince per tre volte di seguito il titolo americano nei 5000 metri, e si prepara a disputare le sue prime olimpiadi, quelle in Germania nel 1972.

Per il corridore statunitense, nell'atletica non esistono mezze misure: chi ha talento non si può accontentare di vincere una gara premendo l'acceleratore solo nel finale, piuttosto nella corsa bisogna dare il massimo dal primo all'ultimo metro. It's pure guts race, vince chi ha fegato. Ecco perché le gare di Prefontaine entusiasmano così tanto: l'atleta rifiuta ogni tipo di tattica e parte a razzo dal primo rettilineo, un'attitudine che lo rende amatissimo e popolare in patria. Questo approccio non gli permette tuttavia di raccogliere alcuna medaglia a Monaco: giunto spossato agli ultimi 100 metri, a seguito di una gara dai ritmi elevatissimi, perderà anche il bronzo per il recupero del britannico Ian Stewart sul finale.

Tornato in patria, si mette subito al lavoro per migliorare i suoi tempi sui 5 e 10 mila metri. I prossimi giochi olimpici sono a Montreal nel 1976 e questa volta vuole vincere, naturalmente a modo suo. Ma alle olimpiadi canadesi, purtroppo, non parteciperà mai: di ritorno da una festa organizzata in conclusione di un raduno di atleti finlandesi ed americani a Eugene, in Oregon, Steve perde il controllo della sua auto, che si ribalta e lo intrappola mortalmente. Il promettente campione muore così all'età di soli 24 anni. Per chi vuole conoscere questo atleta più da vicino, si consiglia la visione di tre produzioni cinematografiche dedicate alla sua vita: l'interessante documentario Fire on the track e i due suggestivi film Prefontaine del 1997 e Without Limits del 1998.

 

 

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By Mauro Carta / Fitness&Benessere

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